Una Papera per amica

Archivio per novembre, 2011

Stage

Da un pò di tempo lascio curriculum a destra e a manca.
L’altro giorno mi chiama una nota catena specializzata in videogiochi e chiedo delucidazioni.
Il tizio inizia a parlare di quanto grande sia l’azienda e di quanto dovrei esserne onorata. La cosa va avanti per un’ora, quindi io inizio a pensare ai fatti miei. Dopo ” l’ introduzione ” mi fà delle domande sciocche, tipo quanto ne sò di giochetti. Nessun accenno al tipo di contratto che mi avrebbero proposto e quando lo chiedo il responsabile tergiversa ma alla fine mi risponde: un bello stage senza contributi ( tanto alla pensione non ci arriviamo più ) senza maggiorazioni il sabato la domenica e i festivi. Di essere pagati per gli straordinari non se ne parla.
Il tutto per 40 ore settimanali. Al che io penso che almeno ci daranno un rimborso spese decente. Invece scopro che sono 400 euro, dai quali dovrei togliere i soldi per raggiungere il negozio ( mi servono 2 ore solo per andare e 2 per tornare) e i pasti.
Stare 12 ore fuori di casa ( 8 di lavoro e 4 di viaggio ), per 200 euro.
Mi dice che mi contatterà appena possibile, ma non lo fa e io di certo non piango. Se avesse letto bene il curriculum non avrebbe dovuto chiamarmi per farmi una simile proposta. Almeno in questo è stato corretto.

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Le favole negate

È stato rilasciato con un breve preavviso il primo trailer Biancaneve e il Cacciatore (Snow White and the Huntsman), il kolossal della Universal Pictures diretto da Rupert Sanders che propone una particolare versione della nota favola in chiave dark fantasy.

Il film spopola già su internet con l’acronimo SWATH (proprio come il Signore degli Anelli divenne LOTR) e il trailer ha particolarmente sorpreso, grazie ad un ritmo convincente, effetti speciali già di ottima fattura e soprattutto per la splendida Charlize Theron, nei panni della Regina Malvagia che proverà ad uccidere Biancaneve (Kristen Stewart).
Ora, capisco che è la star del momento, ma in quale universo parallelo Kristen Stewart è la ” più bella del reame ” se paragonata a Charlize Theron? Per non parlare delle capacità recitative.

Ai piccoli meglio far vedere il cartone della Disney… e anche ai grandi!

Prigionieri del presente

 

Quando si è giovani si teme di passare per stupidi; nell’età matura si teme di esserlo.

Questo è quanto asseriva Nicolás Gómez Dávila, (Bogotá, 18 maggio1913Bogotá, 17 maggio1994), scrittore, filosofo e aforistacolombiano, nonché uno dei massimi critici della modernità, parlando dei giovani.

Oggi il problema sembra risolto, perché noi giovani abbiamo smesso di pensare che esista un futuro del quale preoccuparci, quindi non ha senso pensare a come gli altri ci vedono.

 I giovani italiani prigionieri del presente, con poca fiducia nelle istituzioni e nel futuro che li attende. E’ questa la sconfortante fotografia scattata dal Censis tramite il rapporto “ Fenomenologia di una crisi antropologica. Il rattrappimento nel presente “. La perdita di significato della scuola è uno dei sintomi più evidenti del “presentismo”. I limiti dell’offerta formativa, che non garantisce il raggiungimento del successo attraverso un percorso di studi impegnativo, condiziona l’atteggiamento complessivo dei giovani italiani. Siamo quelli che in Europa danno una minore importanza alla scuola: il 50% non la ritiene un investimento valido, contro ad esempio il 90% dei giovani in Germania.

Gli studi sempre più costosi impediscono ai meno abbienti di raggiungere l’istruzione universitaria con il rischio che a permettersi gli studi siano solo i figli di papà. Perché puoi anche essere un genio, ma se non hai i soldi per le tasse, che passano sotto il nome di “ contributo scolastico ”, resti un genio mancato. Perché i professori, quelli bravi e giovani, esistono, ma non sono parenti del magnifico rettore, quindi non insegneranno mai. D’altronde, come nella politica, chi ha una poltrona comoda preferisce morirci sopra, ma guai a perderla in favore di idee nuove.

Tanti anni di studio ( sempre più costoso e mal sovvenzionato ), magari una laurea e poi … le file alle agenzie di collocamento. Verrebbe da pensare che studiare ruba tempo al lavoro. Ovviamente al lavoro che non c’è. La flessibilità sul lavoro è solo il sinonimo di disoccupazione, e questo noi giovani lo sappiamo bene: stages interminabili, contratti di collaborazione, contratti di formazione, contratti a tempo determinatissimo e tutto il sapere, se c’è, chiuso in un cassetto, perché tanto il lavoro dei tuoi sogni, quello che volevi fare “ da grande “, è un miraggio irraggiungibile. Fare il ricercatore o il professore oggi, è l’equivalente del voler fare l’astronauta e andare sulla luna di ieri. Se fai il commesso in un negozio non devi superare i trent’anni o sei considerato vecchio; devi essere di bella presenza, senza famiglia propria se sei una donna, con esperienze precedenti ( se studiavi forse non ne hai ) e ti chiedi se serviva una laurea per piegare una maglietta o se non è più facile entrare nell’esercito.

Oggi i giovani italiani sono anche quelli in Europa che meno hanno intenzione di avviare una propria attività autonoma: il 27,1% contro una media europea del 42,8%, il 74,3% in Bulgaria, il 62,2% in Polonia, il 60,6% in Romania, ma anche il 53,5% in Spagna, il 44,1% in Francia e il 40,3% nel Regno Unito. Significativa è la motivazione addotta: al 21,8% appare un’impresa troppo complicata, contro una media europea del 12,7%. I sovvenzionamenti statali per le attività in proprio esistono solo sulla carta e solo se hai già i soldi necessari per avviare l’impresa. Quintali di scartoffie burocratiche e mesi di aste, solo per aprire una semplice tabaccheria, se trovi il locale: l’Europa cola a picco, i costi degli affitti no.

Nella crisi antropologica che investe la società, si legge nel rapporto, non avere una visione del futuro significa concentrarsi sulla conservazione dell’esistente, cioè sul tenore di vita a cui siamo abituati. Insomma, vivere è già sopravvivere, pensare al futuro un lusso, meglio aggrapparsi alle certezze. Ma quali?

I nostri genitori e i nostri nonni potevano permettersi un mutuo per la casa, grazie alla busta paga che certificava un impiego a tempo indeterminato. Noi veniamo chiamati “ bamboccioni “ perché vorremmo, ma proprio non possiamo andare via da casa dei nostri genitori.

La macchina è usata, anzi usatissima, ereditata… un catorcio. Senza entrate certo le “ spese folli ”  non esistono più. Così le industrie entrano in crisi e licenziano, allungando la lista dei disoccupati. Nel tempo la quota di risorse destinate ai consumi quotidiani primari aumenta più della quota destinata agli investimenti. Dal 1990 a oggi i consumi nazionali sono cresciuti del 22% mentre gli investimenti solo del 12%. E negli ultimi dieci anni i consumi sono cresciuti del 7% mentre gli investimenti sono scesi dell’1%. Logico che di certo non mi faccio un’assicurazione sulla vita se stento ad arrivare a fine mese, figuriamoci se posso comprare una casa.

Si allontanano poi le responsabilità familiari. L’età media al primo matrimonio, che nel 1990 era di 25,6 anni per le donne e di 28,5 per gli uomini, oggi è di 30 anni per le donne e di 33,1 per gli uomini, aumentando così di 4 anni e mezzo in un solo ventennio. Non perché speriamo nell’innalzamento della vita media, ma perché dopo aver studiato non troviamo lavoro, casa, stabilità economica, e siamo ancora così saggi, seppur giovani, da chiederci con cosa sfamare le generazioni che verranno e soprattutto cosa lasciargli di noi, ostaggi di un eterno presente molto poco felice.