Una Papera per amica

Guerra in Libia

Adesso è guerra nel Mediterraneo.

Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia, Canada e Spagna hanno scatenato l’offensiva contro Muammar Gheddafi e il suo regime. L’hanno chiamata “Odissey Dawn” (“Alba di Odissea”)., nel pomeriggio, si sono mossi per primi i ricognitori e i caccia di Sarkozy. Poi, le navi e i sommergibili americani hanno scatenato una pioggia di oltre un centinaio di missili “Tomawhak” su obiettivi strategici (installazioni militari, caserme, depositi d’armi e di carburante, strutture di comunicazione). Più tardi, nella notte, altri raid francesi e poi anche inglesi. Tripoli è in fiamme e la contraerei libica spara (un po’ alla cieca) nel cielo della capitale contro i Mirage francesi e i Tornado britannici praticamente irraggiungibili. Dalle postazioni libiche si alzano anche grida di “Allah è grande”. La Libia, adesso, si lamenta: il comunicato del governo parla di “azione dei crociati” che “ha colpito strutture civili e ospedali e ha causato almeno 48 vittime tra cui donne, vecchi e bambini e 150 feriti”. Gheddafi, invece, interviene con un messaggio radio piuttosto violento: ”Il Mediterraneo è diventato un campo di battaglia – ha detto ieri in tarda serata -. Attaccheremo obiettivi civili e militari”. Dietro a queste parole c’è la minaccia che fa più paura: quella del terrorismo. Perché, se ha probabilmente ragione, Silvio Berlusconi quando sentenzia: “Non ha i

mezzi per colpirci”, è chiaro

che l’opzione terroristica (anche se non facile da organizzare su due piedi dal Colonnello e dai suoi uomini), resta decisamente più praticabile per quel che resta del regime libico che il 21 dicembre 1988 organizzò l’attentato contro il volo Pan Am 103 caduto a Lockerbie causando 288 vittime..
Regime che, nel frattempo non aveva fermato l’azione bellica contro i “ribelli” asseragliati a Bengasi. Gli uomini che hanno tentato di ribaltare il regime, hanno accolto con gioia rumorosa le immagini degli aerei francesi sul loro cielo e dei missili che lasciavano il cacciatorpediniere “Barry” per abbattersi sul loro territorio.

La decisione di scatenare l’attacco era stata presa dopo il vertice di Parigi tra Onu, Stati Uniti, Ue e Paesi arabi. A partire dalla risoluzione 1973 dell’Onu per la creazione di una “no-fly zone” sulla Libia e per far cessare la violenza contro la popolazione civile. Russia e Cina non erano d’accordo, ma si sono limitate a esprimere il loro “rammarico”. La Germania ha preferito restarne fuori. L’Italia è dentro. Metterà a disposizione le sue sette basi (in quella di Decimomannu, vicino a Cagliari sono già arrivati gli aerei spagnoli pronti all’attacco). Il ministro della Difesa, La Russa, fa sapere che i nostri aerei da combattimento sono pronti a partire dalla base di Trapani Birgi in un quarto d’ora. Berlusconi frena fiducioso: “Penso che non serviranno”. Ma Bossi si lamenta perché gli accordi nel governo erano diversi. La Lega avrebbe preferito restarne fuori come i tedeschi e adesso paventa l’arrivo di “un milione di profughi”.

Il raid vero e proprio è partito alle 17,45 con quattro cacciabombardieri francesi che hanno attaccato nella zona di Bengasi distruggendo alcuni carriarmati che si prepravano ad attaccare i ribelli. Poi, le prime bombe su Tripoli. Nella notte la seconda ondata con alcuni aerei che hanno puntato la residenza di Gheddafi. Ma il “rais” potrebbe essere nascosto altrove. Ieri sera, i libici hanno potuto solo sentire la sua voce: minacce e toni furibondi. E in molti parlano di scudi umani attorno al rais.

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