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In punta di piedi

Ragazzi, lo ammetto, ogni artista è geloso delle sue creature ma dopo essermi laureata presso l’Accademia di Belle Arti, molto spesso e in molti mi hanno chiesto, sapendo del mio blog, di metterci su qualche mia creazione. Questa mattina ho sentito che era la volta buona ( sapete come siamo noi artisti, facciamo tutto quando ci aggrada perché siamo ispirati, o almeno questa è la scusa ), così eccomi qui con alcune mie creazioni . Spero siano di vostro gradimento, fatemi sapere, un bacio dallo stagno pieno di colori!

Au clair de la lune, mon ami Pierrot,
Prête-moi ta plume, pour écrire un mot.
Ma chandelle est morte, je n’ai plus de feu.
Ouvre-moi ta porte, pour l’amour de Dieu.

Au clair de la lune, Pierrot répondit :
« Je n’ai pas de plume, je suis dans mon lit.
Va chez la voisine, je crois qu’elle y est,
Car dans sa cuisine, on bat le briquet. »

Au clair de la lune, s’en fut Arlequin
Frapper chez la brune. Elle répond soudain :
« Qui frappe de la sorte ? Il dit à son tour :
— Ouvrez votre porte, pour le Dieu d’Amour ! »

Au clair de la lune, on n’y voit qu’un peu.
On chercha la plume, on chercha du feu.
En cherchant d’la sorte, je n’sais c’qu’on trouva.
Mais je sais qu’la porte sur eux se ferma.

La differenza tra me e te

La differenza tra me e te
Non l’ho capita fino in fondo veramente bene
Me e te
Uno dei due sa farsi male, l’altro meno
Però me e te
E’ quasi una negazione.

Io mi perdo nei dettagli e nei disordini, tu no
E temo il tuo passato e il mio passato
Ma tu no.
Me e te, è così chiaro
Sembra difficile.

La mia vita
Mi fa perdere il sonno, sempre
Mi fa capire che è evidente

La differenza tra me e te
Poi mi chiedi come sto
E il tuo sorriso spegne i tormenti e le domande
A stare bene, a stare male, a torturarmi, a chiedermi perchè.

La differenza tra me e te
Tu come stai? Bene. Io come sto? Boh!
Me e te
Uno sorride di com’è, l’atro piange cosa non è
E penso sia un errore.

Io ho due tre certezze, una pinta e qualche amico
Tu hai molte domande, alcune pessime, lo dico
Me e te, elementare
Da volere andare via
La mia vita
Mi fa perdere il sonno, sempre
Mi fa capire che è evidente
La differenza tra me e te.
Poi mi chiedi come sto
E il tuo sorriso spegne i tormenti e le domande
A stare bene, a stare male, a torturarmi, a chiedermi perchè.

E se la mia vita ogni tanto azzerasse
L’inutilità di queste insicurezze
Non te lo direi.
Ma se un bel giorno affacciandomi alla vita
Tutta la tristezza fosse già finita
Io verrei da te.

Poi mi chiedi come sto
E il tuo sorriso spegne i tormenti e le domande
A stare bene, a stare male, a torturarmi, a chiedermi perchè.

La differenza tra me e te
Tu come stai? Bene. Io come sto? Boh!
Me e te
Uno sorride di com’è, l’altro piange cosa non è
E penso sia bellissimo
E penso sia bellissimo.

 

Di Tiziano ferro

Stage

Da un pò di tempo lascio curriculum a destra e a manca.
L’altro giorno mi chiama una nota catena specializzata in videogiochi e chiedo delucidazioni.
Il tizio inizia a parlare di quanto grande sia l’azienda e di quanto dovrei esserne onorata. La cosa va avanti per un’ora, quindi io inizio a pensare ai fatti miei. Dopo ” l’ introduzione ” mi fà delle domande sciocche, tipo quanto ne sò di giochetti. Nessun accenno al tipo di contratto che mi avrebbero proposto e quando lo chiedo il responsabile tergiversa ma alla fine mi risponde: un bello stage senza contributi ( tanto alla pensione non ci arriviamo più ) senza maggiorazioni il sabato la domenica e i festivi. Di essere pagati per gli straordinari non se ne parla.
Il tutto per 40 ore settimanali. Al che io penso che almeno ci daranno un rimborso spese decente. Invece scopro che sono 400 euro, dai quali dovrei togliere i soldi per raggiungere il negozio ( mi servono 2 ore solo per andare e 2 per tornare) e i pasti.
Stare 12 ore fuori di casa ( 8 di lavoro e 4 di viaggio ), per 200 euro.
Mi dice che mi contatterà appena possibile, ma non lo fa e io di certo non piango. Se avesse letto bene il curriculum non avrebbe dovuto chiamarmi per farmi una simile proposta. Almeno in questo è stato corretto.

Le favole negate

È stato rilasciato con un breve preavviso il primo trailer Biancaneve e il Cacciatore (Snow White and the Huntsman), il kolossal della Universal Pictures diretto da Rupert Sanders che propone una particolare versione della nota favola in chiave dark fantasy.

Il film spopola già su internet con l’acronimo SWATH (proprio come il Signore degli Anelli divenne LOTR) e il trailer ha particolarmente sorpreso, grazie ad un ritmo convincente, effetti speciali già di ottima fattura e soprattutto per la splendida Charlize Theron, nei panni della Regina Malvagia che proverà ad uccidere Biancaneve (Kristen Stewart).
Ora, capisco che è la star del momento, ma in quale universo parallelo Kristen Stewart è la ” più bella del reame ” se paragonata a Charlize Theron? Per non parlare delle capacità recitative.

Ai piccoli meglio far vedere il cartone della Disney… e anche ai grandi!

Prigionieri del presente

 

Quando si è giovani si teme di passare per stupidi; nell’età matura si teme di esserlo.

Questo è quanto asseriva Nicolás Gómez Dávila, (Bogotá, 18 maggio1913Bogotá, 17 maggio1994), scrittore, filosofo e aforistacolombiano, nonché uno dei massimi critici della modernità, parlando dei giovani.

Oggi il problema sembra risolto, perché noi giovani abbiamo smesso di pensare che esista un futuro del quale preoccuparci, quindi non ha senso pensare a come gli altri ci vedono.

 I giovani italiani prigionieri del presente, con poca fiducia nelle istituzioni e nel futuro che li attende. E’ questa la sconfortante fotografia scattata dal Censis tramite il rapporto “ Fenomenologia di una crisi antropologica. Il rattrappimento nel presente “. La perdita di significato della scuola è uno dei sintomi più evidenti del “presentismo”. I limiti dell’offerta formativa, che non garantisce il raggiungimento del successo attraverso un percorso di studi impegnativo, condiziona l’atteggiamento complessivo dei giovani italiani. Siamo quelli che in Europa danno una minore importanza alla scuola: il 50% non la ritiene un investimento valido, contro ad esempio il 90% dei giovani in Germania.

Gli studi sempre più costosi impediscono ai meno abbienti di raggiungere l’istruzione universitaria con il rischio che a permettersi gli studi siano solo i figli di papà. Perché puoi anche essere un genio, ma se non hai i soldi per le tasse, che passano sotto il nome di “ contributo scolastico ”, resti un genio mancato. Perché i professori, quelli bravi e giovani, esistono, ma non sono parenti del magnifico rettore, quindi non insegneranno mai. D’altronde, come nella politica, chi ha una poltrona comoda preferisce morirci sopra, ma guai a perderla in favore di idee nuove.

Tanti anni di studio ( sempre più costoso e mal sovvenzionato ), magari una laurea e poi … le file alle agenzie di collocamento. Verrebbe da pensare che studiare ruba tempo al lavoro. Ovviamente al lavoro che non c’è. La flessibilità sul lavoro è solo il sinonimo di disoccupazione, e questo noi giovani lo sappiamo bene: stages interminabili, contratti di collaborazione, contratti di formazione, contratti a tempo determinatissimo e tutto il sapere, se c’è, chiuso in un cassetto, perché tanto il lavoro dei tuoi sogni, quello che volevi fare “ da grande “, è un miraggio irraggiungibile. Fare il ricercatore o il professore oggi, è l’equivalente del voler fare l’astronauta e andare sulla luna di ieri. Se fai il commesso in un negozio non devi superare i trent’anni o sei considerato vecchio; devi essere di bella presenza, senza famiglia propria se sei una donna, con esperienze precedenti ( se studiavi forse non ne hai ) e ti chiedi se serviva una laurea per piegare una maglietta o se non è più facile entrare nell’esercito.

Oggi i giovani italiani sono anche quelli in Europa che meno hanno intenzione di avviare una propria attività autonoma: il 27,1% contro una media europea del 42,8%, il 74,3% in Bulgaria, il 62,2% in Polonia, il 60,6% in Romania, ma anche il 53,5% in Spagna, il 44,1% in Francia e il 40,3% nel Regno Unito. Significativa è la motivazione addotta: al 21,8% appare un’impresa troppo complicata, contro una media europea del 12,7%. I sovvenzionamenti statali per le attività in proprio esistono solo sulla carta e solo se hai già i soldi necessari per avviare l’impresa. Quintali di scartoffie burocratiche e mesi di aste, solo per aprire una semplice tabaccheria, se trovi il locale: l’Europa cola a picco, i costi degli affitti no.

Nella crisi antropologica che investe la società, si legge nel rapporto, non avere una visione del futuro significa concentrarsi sulla conservazione dell’esistente, cioè sul tenore di vita a cui siamo abituati. Insomma, vivere è già sopravvivere, pensare al futuro un lusso, meglio aggrapparsi alle certezze. Ma quali?

I nostri genitori e i nostri nonni potevano permettersi un mutuo per la casa, grazie alla busta paga che certificava un impiego a tempo indeterminato. Noi veniamo chiamati “ bamboccioni “ perché vorremmo, ma proprio non possiamo andare via da casa dei nostri genitori.

La macchina è usata, anzi usatissima, ereditata… un catorcio. Senza entrate certo le “ spese folli ”  non esistono più. Così le industrie entrano in crisi e licenziano, allungando la lista dei disoccupati. Nel tempo la quota di risorse destinate ai consumi quotidiani primari aumenta più della quota destinata agli investimenti. Dal 1990 a oggi i consumi nazionali sono cresciuti del 22% mentre gli investimenti solo del 12%. E negli ultimi dieci anni i consumi sono cresciuti del 7% mentre gli investimenti sono scesi dell’1%. Logico che di certo non mi faccio un’assicurazione sulla vita se stento ad arrivare a fine mese, figuriamoci se posso comprare una casa.

Si allontanano poi le responsabilità familiari. L’età media al primo matrimonio, che nel 1990 era di 25,6 anni per le donne e di 28,5 per gli uomini, oggi è di 30 anni per le donne e di 33,1 per gli uomini, aumentando così di 4 anni e mezzo in un solo ventennio. Non perché speriamo nell’innalzamento della vita media, ma perché dopo aver studiato non troviamo lavoro, casa, stabilità economica, e siamo ancora così saggi, seppur giovani, da chiederci con cosa sfamare le generazioni che verranno e soprattutto cosa lasciargli di noi, ostaggi di un eterno presente molto poco felice.

Intervista a Dio

Ho sognato di fare un’intervista a Dio!

“Ti piacerebbe intervistarmi?”,
Dio mi domandò.

“Se ne hai il tempo”, dissi io.

Dio sorrise!

“Il mio tempo è l’eternità…
Che cosa vuoi sapere?”

“Che cosa ti sorprende dell’umanità?”

E Dio rispose…

“Pensate con ansia al futuro,
dimenticando il presente.

Così che non vivete
né nel presente, né nel futuro!

Vivete la vita come se non doveste morire mai,
e morite come se non aveste mai vissuto….

Vi stancate presto di essere bambini.

Avete fretta di crescere, e poi…
…vorreste tornare bambini!

Perdete la salute per guadagnare i soldi,
e poi usate i soldi per recuperare la salute!”

Le mani di Dio presero le mie
e restammo in silenzio per un pò.

Poi gli chiesi:

“Padre, che lezioni di vita desideri
che i tuoi figli imparino?”

Dio sorrise, poi rispose:

“Imparino che non possono costringere
nessuno ad amarli.
Quello che possono fare è lasciarsi amare!

Imparino che ciò che vale di più
non è quello che hanno nella vita,
ma che hanno la vita stessa!

Imparino che
non è bene paragonarsi agli altri!

Imparino che una persona ricca
non è quella che ha di più,
ma è quella che si accontenta dell’essenziale!

Imparino che bastano pochi secondi
per aprire profonde ferite
nelle persone che si amano,
e ci vogliono molti anni per sanarle!

Imparino a perdonare
praticando il perdono.

“”Imparino che ci sono persone
che li amano profondamente,
ma che non sanno come esprimere
o mostrare i loro sentimenti.”"

Imparino che due persone possono vedere
la stessa cosa in due modi differenti.

Imparino che non sempre è sufficiente
essere perdonati dagli altri…

…però sempre bisogna imparare
a perdonare se stessi.

E imparino che io sono sempre qui.
SEMPRE”.

Oggi potrei scrivere un sacco di cose, ma dallo stagno l’unica cosa che mi sento di dire, è: BUONA FESTA DEI LAVORATORI! Tenete duro ragazzi, sopratutto i precari come me!

E viva Papa Giovanni Paolo II, posso credere in lui perchè l’ho conosciuto come persona e di persona. Il suo ricordo e quello dell’amore che sapeva dare mi accompagnerà per tutta la vita.

Nucleare

La comunicazione dalla Tepco e dal governo: è stato innalzato al “livello 7″ l’incidente nucleare, il massimo raggiungibile. Ma le emissioni sono solo il 10 per cento di quelle registrate nel 1986. “Effetti considerevoli su salute e ambiente”. Nuova forte scossa: evacuata la centrale, ma il premier rassicura: “la situazione si sta stabilizzando”.

Fukushima come Chernobyl: l’agenzia giapponese per la sicurezza nucleare ha innalzato al livello massimo di 7 la classificazione dell’incidente nucleare alla centrale nucleare giapponese seguito al terremoto e allo tsunami dell’11 marzo scorso, classificandola al pari del disastro in Ucraina del 1986, il più grave mai verificatosi. La stima era stata anticipata dagli esperti e dalla stampa giapponese, ma è stata ora ufficializzata. “La perdita radioattiva non si è ancora arrestata completamente – ha detto ai giornalisti un funzionario della società – e la nostra preoccupazione è che possa anche superare Chernobyl”. L’agenzia ha comunque precisato che il livello delle emissioni radioattive registrato dall’inizio dell’incidente equivale solo al 10 per cento di quelle misurate nel 1986 dopo la catastrofe presso la centrale situata in Ucraina. La situazione si sta stabilizzando, ha rassicurato il premier Naoto Kan in conferenza stampa, aggiungendo che le radiazioni stanno diminuendo. 

A questo punto siete ancora convinti di volere il nucleare in Italia?

Questa mattina si è registrata una nuova forte scossa dopo il terremoto del settimo gradi di ieri. La magnitudo è 6,3 con epicentro proprio nella prefettura di Fukushima. La Tepco, il gestore della centrale nucleare, ha ordinato ai lavoratori di evacuare l’impianto. E un incendio si è sviluppato questa mattina in uno degli edifici della centrale di Fukushima, ma è stato rapidamente spento. Lo ha reso noto la Tepco, società che gestisce l’impianto colpito. Le fiamme si sono sviluppate in un edificio vicino al serbatorio d’acqua del reattore numero 4, e, secondo Tepco, non hanno provocato mutamenti nel livello di radiazioni emesse dalla centrale.

Dall’11 marzo scorso, i sistemi di raffreddamento abituali dei reattori di Fukushima sono guasti, cosa che ha comportato esplosioni e fughe radioattive nell’atmosfera e nell’oceano pacifico. Circa 80.000 persone sono state evacuate in un raggio di 20 chilometri attorno alla centrale.

Sbarchi a Lampedusa

Sono 1.973 i migranti arrivati nelle ultime 24 ore a Lampedusa. E’ il numero più alto di arrivi da quando sono ripresi gli sbarchi. A fine mattinata  un’imbarcazione con a bordo una quarantina di extracomunitari è approdata al porto.

Dopo la mezzanotte sono sbarcate 388 persone, presumibilmente tutti tunisini. Fra loro c’è anche un disabile. Impressionante anche il dato degli ultimi tre giorni: da venerdì sull’isola sono arrivati 3.721 migranti. Ora complessivamente ci sono 5.534 i migranti a Lampedusa.

Sono almeno due i barconi partiti dalla Libia dai quali in queste ore è stato lanciato l’s.o.s. attraverso telefoni satellitari e dei quali finora non è stata trovata traccia. Lo conferma Laura Boldrini, portavoce dell’Unhcr, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati. A bordo ci sono persone di nazionalità somala, eritrea e libica, compresi molte donne e molti bambini.

E intanto sono in corso le operazioni di soccorso per un barcone con circa 300 persone a bordo che si trova in difficoltà a 7 miglia al largo di Lampedusa. Verso il barcone, che starebbe imbarcando acqua, si stanno dirigendo le motovedette della Capitaneria di porto. A bordo ci sono anche donne e bambini.
Nella notte, subito dopo l’ennesimo arrivo al porto una ventina di extracomunitari annunciano di avere intrapreso lo sciopero della fame, mostrando cartelli con scritte in francese e arabo.

Oggi il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, ha visitato l’isola per capire la situazione delle scuole. “Ho constatato che, nonostante gli allarmi lanciati, non si e’ verificato finora il temuto blocco dell’attività scolastica. Salvo pochi casi, i ragazzi vanno regolarmente a scuola e l’istituzione scolastica lavora normalmente. E’ un ottimo segnale per l’isola”, ha detto dopo essere stato nell’istituto scolastico omnicompresivo ‘Pirandello’.
 La scorsa notte altri 500 migranti sono stati trasferiti nel Villaggio della solidarietà di Mineo, nel Catanese, che, attualmente, ospita complessivamente circa 2.000 extracomunitari. Le persone portate nella notte nel Residence degli aranci sono cittadini somali, eritrei, egiziani, richiedenti asilo che erano su due barconi soccorsi da navi della capitaneria di porto al largo delle Egadi e portati a Porto Empedocle. Tra loro ci sono una trentina di di donne e una decina di bambini.
Per protestare contro il loro arrivo questa mattina a Mineo si è tenuta una manifestazione organizzata dalla federazione provinicale di Catania della Destra-As. “Non ci piacciono le strumentalizzazioni di chi fa finta di non accorgersi che siamo di fronte a un fenomeno epocale dovuto anche al fatto che le rivoluzioni africane in atto stanno coinvolgendo milioni di cittadini e tutto questo accade mentre a Bruxelles sembrano dimenticare che l’obiettivo dei migranti non è invadere l’Italia ma raggiungere ogni lembo dell’Europa”, ha detto il segretario regionale della Destra, Gino Ioppolo.

L’emergenza non si ferma. Ventuno uomini e una donna sono stati soccorsi e portati in salvo da una motovedetta della Guardia costiera di Pantelleria. Erano su un peschereccio alla deriva nel canale di Sicilia a circa 38 miglia a nord dell’isola. Sono stati segnalati dall’aereo del Frontex che da circa un mese monitorizza l’area.

Il personale della Guardia costiera li ha raggiunti e li ha presi a bordo della motovedetta. Il peschereccio è stato lasciato alla deriva ed è stato emesso un avviso per i naviganti.

Ps: incubo del terrorismo a parte, dallo Stagno sono solidale con chi lascia tutto per un mondo migliore: anni fa nel mio piccolo l’ho fatto anche io!

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